ESG

ESG e Migrazioni. Pubblicato un primo contributo scientifico

Nel suo recente articolo Impatto dei fattori ESG sulle migrazioni. Tra governance territoriale e governance aziendale, pubblicato sulla rivista scientifica Eunomia dell’Università del Salento, Marco Sponziello esamina il rapporto tra i fattori ESG (Environmental, Social, Governance) e le migrazioni globali. Lo studio evidenzia come il cambiamento climatico e gli squilibri socioeconomici siano tra le principali cause delle migrazioni forzate e come l’integrazione tra governance pubblica e privata possa contribuire a mitigare questi fenomeni, favorendo un’inclusione economica e sociale sostenibile.

La governance pubblica e il ruolo delle istituzioni

Le istituzioni governative, a livello locale, nazionale e internazionale, svolgono un compito fondamentale nella regolamentazione dei flussi migratori. L’adozione di politiche ESG nelle strategie pubbliche, come evidenziato nel lavoro di Sponziello, può ridurre le cause delle migrazioni forzate, promuovendo lo sviluppo sostenibile nei paesi di origine e migliorando i processi di inclusione nei paesi di destinazione.

Misure come il Green Deal europeo, il Patto sulla Migrazione e il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) mirano a bilanciare la necessità di controllo dei flussi migratori con l’urgenza di garantire diritti e opportunità ai migranti. Progetti come Climate of Change e Le Rotte del Clima dimostrano l’importanza dell’educazione e dell’inclusione sociale per migliorare la resilienza delle comunità colpite dal cambiamento climatico.

ESG e imprese: la responsabilità del settore privato

Le aziende, specialmente quelle che operano a livello internazionale, giocano un ruolo determinante nel plasmare le dinamiche migratorie. Secondo quanto analizzato dal Professore, attraverso pratiche produttive sostenibili, le imprese possono contribuire a ridurre le cause delle migrazioni forzate, migliorando le condizioni economiche nei paesi di origine. Inoltre, promuovendo condizioni di lavoro eque e salari dignitosi, le aziende possono favorire l’integrazione dei migranti nei mercati del lavoro.

Il Corporate Human Rights Benchmark (CHRB) ha evidenziato come l’adozione di standard ESG nelle catene di approvvigionamento possa prevenire fenomeni di sfruttamento e garantire il rispetto dei diritti umani. In Italia, l’imprenditoria straniera continua a crescere, contribuendo positivamente all’economia con un saldo di 6,5 miliardi di euro nel 2023, un dato che si allinea alle considerazioni di Sponziello nel suo lavoro.

Società Benefit e B-Corporation: un modello di impresa inclusivo

Tra le strategie aziendali che si distinguono per un impatto positivo sulle migrazioni, il modello delle Società Benefit e delle B-Corporation emerge come esempio virtuoso. Lo studio sottolinea come queste imprese perseguono il profitto e si impegnano a generare benefici sociali e ambientali tangibili.

Un caso emblematico in Italia è rappresentato da Mygrants srl SB, una società che offre formazione e supporto ai migranti, facilitandone l’inserimento nel mondo del lavoro. Questo tipo di iniziative dimostra come il settore privato possa essere un attore chiave nella costruzione di una società più inclusiva e resiliente, come suggerito dall’analisi condotta da Sponziello.

Verso un approccio integrato

L’adozione di standard ESG nella governance pubblica e aziendale rappresenta una strategia chiave per affrontare le sfide globali legate alla migrazione. Come evidenziato, un approccio sinergico tra istituzioni e imprese può non solo mitigare gli effetti delle migrazioni forzate, ma anche trasformarle in un’opportunità di crescita sostenibile e inclusiva. Investire in politiche e pratiche responsabili significa garantire un futuro più equo e resiliente per tutti.

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